8 settembre 1943
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Cronologia locale


4 settembre: i tedeschi sono informati della firma dell’armistizio da un informatore che lavorava presso il Comando Generale dell’Aereonautica.

6 settembre: viene diramata la memoria 45 OP che non parla ancora di armistizio ma riporta la frase “ad atti di forza reagire con forza”.

8 settembre: alle 17,30 Eisenhover annuncia l’armistizio da Radio Algeri, alle 19,45 Badoglio legge per la prima volta il proclama alla radio che, registrato, verrà ripetuto più volte.
Tra le 17 e le 18 Radio Londra diede notizia dell’armistizio ed i parmigiani si riversano per le strade. Alcuni oratori improvvisano discorsi: Giuseppe Isola, Lanfranco Fava, Luigi Porcari e Laura Polizzi parlano alla folla in piazza Garibaldi.
Nel mentre un gruppo di cittadini con Virginio Barbieri si reca alle carceri per chiedere la liberazione dei prigionieri politici. Intanto il Comitato di azione antifascista si riunsce nello studio dell’avv. Foa in via Farini e qui venne stilato un volantino da Bruno Longhi il cui testo subirà alcune correzioni formali da Ferdinando Bernini. Verso mezzanotte Bernini e Foa si recano dal Comandante di presidio per avere notizie ed armi, il generale Moramarco li rassicura affermando che le truppe tedesche stanno abbandonando la città. Successivamente lo stesso Moramarco ordina ai comandanti di reparto di prendere misure di ordine pubblico, il colonnello Boldrini, comandante del 33° carristi propone di far uscire le truppe dalle caserme mettendole in assetto da combattimento. Moramarco interpella il Comando della difesa territoriale di Milano che invece ordina di limitarsi alle sole misure di ordine pubblico, Nel frattempo alla Scuola di Applicazione il col. Ricci impartisce l’ordine di preparare i centri di fuoco dotati di armi automatiche.

9 settembre: alle ore 1.00 scatta l’operazione Nordwind tesa a disarmare e catturare tutte le unità italiane. La prima operazione militare tedesca è quella operata dalle truppe del colonnello Hansen per assicurarsi il controllo del ponte di Casalmaggiore, successivamente, lo stesso reparto, inizia a procedere all’occupazione della Bassa Parmense. I reparti tedeschi, a differenza di quelli italiani, sono dotati di buona mobilità accompagnata dalla massima potenza di fuoco ottenibile.

Per la conquista di Parma era stata approntata una colonna costituita dal

1° battaglione del 1° Reggimento Granatieri corazzati SS
rinforzato da diversi plotoni delle compagnie reggimentali (800 uomini)

1° Gruppo del 1° Reggimento Corazzato SS
con 3 battaglioni (450 uomini)

1ª Compagnia del Battaglione trasmissioni
(150 uomini)

1° Plotone del Battaglione anticarro
equipaggiato con 2-3 Marder III da 75 mm.
Il colonnello Frey si presenta al comando di Presidio intimando al resa al generale Moramarco con la minaccia di bombardare la città, il comandante di Presidio accetta la proposta del tedesco chiamando i comandanti del 33° e del 19° e comunicando loro le modalità della resa, agli altri reparti le modalità di resa sono comunicate dall’aiutante maggiore capitano Augusto Tonelli. Il comandante tedesco abbandona il presidio e si recò al suo posto di comando alla testata del ponte Umberto dal lato di viale Basetti.
Dopo l’allontanamento del comandante tedesco il comandante di presidio si pone in contatto con il comando di zona di Piacenza, comandato dal generale Assanti, che ordina di resistere con tutti i mezzi a disposizione. Vengono prese, tardivamente, tutte le misure di mobilitazione necessarie alla difesa della città.
I tedeschi, per prevenire le mosse della guarnigione avevano bloccato i ponti e dislocato i propri reparti in posizione davanti alle caserme ed avevano richiamato una batteria d’artiglieria in piazza Garibaldi.
Disponibili per le prime operazioni erano 500 uomini del 1° Reggimento Granatieri Corazzati con altri 1000 uomini di riserva nella zona via Spezia – Scarzara o presso il comando di Frey a Ponte Umberto.


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